Will P. (p_will) wrote in skyhigh_ita,
Will P.
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[FIC] Tonight, we start the fire

Titolo: Tonight, we start the fire
Autrice: p_will
Beta: harleen313
Personaggi/pairings: Warren/Will (past!Will/Layla)
Rating: PG13
Avvertimenti: songfic; slash, adolescenti che bevono
Conteggio parole: 3309
Disclaimer: Blablabla Disney. Break (da cui il titolo) è dei Three Days Grace.
Note: LOL WHAT, i TDG mi ispirano angst su Sky High *ride* Will mi è venuto in crisi adolescenziale, quindi potrebbe essere OOC. Me ne lavo le mani, hanno fatto tutto da soli *fugge*


Tonight, my head is spinning
I need something to pick me up


Hanno corretto il punch tre volte nel giro di un’ora. C’è talmente tanto alcol in quella boccia che ormai nemmeno Medulla saprebbe dire se, in effetti, c’è mai stato del succo.
Will guarda il liquido rosso scivolare dal mestolo al bicchiere che tiene in mano e si chiede come sia possibile che la plastica non si sia già squagliata. Ributta il mestolo nel punch senza curarsi del plotone di goccioline che parte in volo verso la tovaglia, avvicina il naso al bicchiere e fa una smorfia.
Solo l’anno prima non si sarebbe mai sognato di toccare una cosa del genere, figurarsi passeggiarci con un bicchiere pieno in mano in mezzo a tutte le persone che conosce. Sono tante, le persone che conosce. Ma è sempre così alle feste scolastiche.
Solo l’anno prima, con un cicchetto del genere sarebbe finito a gambe all’aria o a vomitare nel giardino di Layla, mentre la ragazza gli teneva la fronte e tutto intorno sbocciavano spighette di lavanda che tendevano ansiose il capo verso di lui per coprirlo di profumo; adesso potrebbe ingollare tutta la boccia e non sentirebbe che un leggero mal di testa. Non aveva mai capito come facesse suo padre a scolarsi una ad una le bottiglie dell’armadietto segreto-ma-nemmeno-troppo dei liquori (e non farsi beccare quasi mai dalla mamma), finché - oh, hey, superpoteri. Il fegato Stronghold metabolizza l’amianto.
Ma i suoi non gli avrebbero mai fatto bere porcherie del genere, no. Non prima dei ventun’anni, caro, e se vuoi prendere la macchina scordatelo, tesoro-
Manda giù tutto in un sorso e sente la mancanza delle vertigini, del calore allo stomaco, del bruciore lungo la gola, dei pensieri che per un attimo di beatitudine scompaiono in una tiepida nebbia di vapori alcolici.
Gli serve qualcosa di più forte: le luci - la festa - gli stanno facendo venire - la nausea - l’emicrania.

I’ve tried but nothing is working
I won’t stop
I won’t say I’ve had enough


È uno scherzo trovare qualcosa di più forte ad un party, per William Stronghold.
Anche questo è sempre così - che siano cheerleader, che siano secchioni, mutaforma del club di arte o simbionti acquatici della squadra di nuoto, spalle o eroi, buoni o con un posto riservato in isolamento, tutti amano William Stronghold. Tutti vogliono compiacerlo, colpirlo, farsi ricordare da lui perché un suo saluto è come un riflettore puntato su di te. Tutti lo adorano.
E lui li saluta, ma solo perché è una persona educata, e sorride ad ogni pacca sulla spalla, ma solo perché è una persona cordiale, e non dice niente anche se sa, sa benissimo, che tutti sparlano, spettegolano, odiano alle sue spalle, ma solo perché è un codardo come mai hanno varcato la soglia della Sky High.
Oh, non ci vuole niente ad esser coraggiosi davanti ad un missile all’uranio, un raggio congelante o Warren Peace che lancia palle di fuoco dai capelli, quando sei invulnerabile. Disinnescare una bomba, bloccare un palazzo in crollo, salvare il mondo - quelle sono cose che ti insegnano a scuola.
Ma quando il pericolo è più sottile, ecco, allora sì che la punta di diamante dello Stronghold Trio rivela i suoi veri poteri. Non è riuscito a dire ai suoi genitori che non aveva poteri finché non l’hanno quasi scoperto da soli; non ha saputo chiedere di uscire ad una ragazza - okay, vecchia. Supercattiva. Lasciamo stare? - che non vedeva l’ora di lanciarsi tra le sue braccia; non è riuscito a dichiararsi a Layla finché non stavano per morire, e non è riuscito a lasciarla finché non è venuta lei a parlargli, “Non riesco a vederti come più di un fratellino, Will, mi dispiace così tanto”, e lui si è quasi messo a ridere per il sollievo. È solo che ha una fortuna sfacciata e, a mondo salvato, i suoi tentativi di metter toppe alle proprie manchevolezze non sembrano altro che atti di estremo eroismo. D’altronde è così per tutti gli eroi.
Non sono i mostri e i cattivi a far tremare le gambe a Will, sono le spalle che gli vengono voltate, le facce deluse di coloro a cui tiene, lo sguardo di fuoco di Warren Peace.
(E lì le gambe gli tremano per un migliaio di motivi, ma - hah! - quando avrà mai il coraggio di dire questo?)
Non c’è niente da fare, è nato così, col gene dell’ultimo minuto nel sangue nascosto dietro la superforza e il volo. Ha provato in tutti i modi a racimolare un po’ di forza di volontà in più, ma nada. Gli mancano l’ipnosi e un raggio laser e le ha provate tutte. Mmh, raggio laser…
Intanto c’è questa bella bottiglia di whisky di contrabbando che gli ha passato Zach che non ha senso star qui a guardare. Se li becca Boom gli farà sanguinare i timpani. Sperando che siano invulnerabili anche loro, Will stappa la bottiglia e manda giù un lungo sorso, e se ne frega di avere più alcol in corpo lui che quanto ce n’è sotto la scrivania di Medulla, se ne frega che se continua così superforza o no starà male, molto, se ne frega e beve e cerca di farsi piacere di più la sua vita.

Tonight, I start the fire
Tonight, I break away


Una mano gli strappa bruscamente la bottiglia.
«Ti pare il modo, Stronghold?» dice Warren, con quella sua espressione tra lo scocciato e il disprezzo che ormai Will ha imparato a decifrare, a leggerne le implicazioni. C’è preoccupazione sotto quella fronte accigliata, e disagio per avere tutta quella gente intorno nelle labbra tirate severamente, occhiaie per tutti i turni di notte al ristorante fatti per avere la serata libera e il fastidio per esser stato costretto (da sua madre, forse, ma Will punterebbe di più sulla signora Wu) a legare i capelli.
“Scusa,” vorrebbe dire Will, o: “Non volevo”.
“Grazie di preoccuparti per me ed essere così determinato a farmi sentire in colpa, davvero.”
«C’è un altro modo per sbronzarsi?» è quello che dice invece, e non sa da dove gli sia venuta fuori una risposta del genere ma sa, mentre la dice, che è arrabbiato e la dannata premura di Warren lo sta solo facendo irritare di più e magari sì, ha bevuto troppo e persino i suoi neuroni sono stati rimbambiti un pochino.
Più del solito.
È quello che sembra pensare anche Warren, perché guarda stranito prima lui, poi la bottiglia che tiene ancora stretta nel pugno e poi Zach, con uno sguardo che se non avessero avuto mesi per abituarcisi avrebbe ridotto la lampadina umana in una pozzanghera peggio di Ethan. «Gli hai fatto fumare qualcosa?»
Zach inizia comunque a fluorescere un po’ e tira fuori lo sguardo innocente che abbindola solo Magenta (e solo quando si sente buona). «Chi, io? Ti sembro Layla?»
«Layla coltiva qualcosa che non sono margheritine?» sbotta Warren, poi: «Lascia stare, quanto ha bevuto l’idiota?»
«Non abbastanza» replica l’idiota mestamente, e visto che si sente particolarmente audace stasera, o stupido, o così stufo di tutto, si riprende la bottiglia e incrocia le braccia con aria di sfida. Un po’ di whiskey cade a terra e Will potrebbe giurare di aver sentito il pavimento sfrigolare. Verrà mica dalla riserva speciale di Medulla?
«Se ti basta così poco per ritrovarti in quel modo, Stronghold, direi che è ora di smetterla. Da’ qua.»
Sapete cosa? Questa notte vuole fare casino, questa notte vuole essere se stesso.
«Fottiti.»

Break away from everybody
Break away from everything


La sala non si è fermata alle sue parole, ma l’effetto nelle immediate circostanze è più o meno quello. Grazie al cielo sono in un angolo della palestra, lontano dal palco, e mentre tutti i suoi amici lo fissano con gli occhi di fuori la musica continua a suonare tranquillamente, e studenti più fortunati continuano a ballare e ridere e non assistere a drammi esistenziali che non siano i propri.
«Oh be’, il piccolo Willy scopre la crisi adolescenziale» cerca di sdrammatizzare Magenta, ma il suo tono è incerto come lo sono gli sguardi che si stanno scambiando tutti, Layla, Ethan, Zach…
Tranne Warren. Warren sta fissando lui, con quella sua maniera che ha di fissare le cose, senza battere le palpebre, come se potesse scavarti dentro e leggere tutto quello che c’è di brutto e di buono. Will ha sempre pensato che il fuoco di Warren riposasse nei suoi occhi.
Ma adesso che lo sguardo che tormenta le sue notti è su di lui, su di lui e nessun altro, lo sente come una tortura. Le occhiate preoccupate dei suoi amici sono un peso addosso, la musica lo schiaccia, le luci lo opprimono e-
Ha bisogno d’aria.
E di un altro po’ di fegato, ché quello che aveva è già finito.
Volta le spalle ai suoi amici, le uniche persone che rendessero la festa sopportabile, e imbocca l’uscita nella maniera più dignitosa che gli riesce (che teme non lo sia molto). Il silenzio dei corridoi è come un’aspirina, il buio un balsamo.
Arriva ai portoni della scuola prima di accorgersi che ha ancora con sé il dannato whisky. Lo solleva all’altezza degli occhi, scrutandosi nel riflesso perlaceo del vetro, si dice perché no? e fa per bere.
E gli torna in mente Warren, la sfumatura del liquore diventa quella dei suoi occhi e il bruciore dell’alcol quello delle mani dell’altro, il calore che non potrà mai provare, e getta la bottiglia in un cestino.
Sente un forte tunk metallico e si passa una mano sugli occhi, stanco, appuntandosi che dovrà intercettare la chiamata a casa della scuola per il risarcimento danni.
Il cestino è ammaccato per sempre, ma ora come ora rompere tutto gli darebbe solo soddisfazione.

If you can’t stand the way
This place is
Take yourself to higher places


La mano che ha sugli occhi scivola indietro, tra i capelli, pettinando e dividendo le ciocche finché non arriva all’altezza della nuca e tira, per schiarirsi le idee. Ci mancano solo gli atti vandalici alla lista di cazzate che può fare questa sera.
È che lui non ci voleva andare a quella festa.
Tutti “doveri sociali”, attendere ai balli e le raccolte fondi e le partite, doveri sociali che non sopporta. Non sono fatti per lui. Che cos’ha di speciale in fondo? Vola e rompe le cose, che talento. Ci sono dozzine di ragazzi più in gamba di lui, con poteri più forti e capacità più grandi, ma loro non sono i figli di Jetstream e Commander, loro non possono camminare per i corridoi illuminati di gloria riflessa, famosi per qualcosa fatto da altri.
Lui non fa parte di “quelli in”, benché quelli veramente in facciano finta del contrario, trattandolo da amicone. Non fa parte di un bel niente, lui, fa solo quello che gli è stato insegnato a fare: mettere gli altri davanti se stesso e continuare a farlo finché non vinca o si spezzi.
È forte, sì, e ha istinto, ma è fortunato e le spalle coperte dai migliori superstudenti dello stato, se non dell’emisfero. Il classismo di questa scuola gli va stretto, e lo capiscono solo i suoi amici…
…fino a stasera. Dubita che lo tratteranno con la stessa simpatia l’indomani, se non torna indietro strisciando e scusandosi per quanto è stato stupido ed egocentrico.
Però il coraggio non c’è più, come l’alcol, come il gruppo; c’è solo la scuola, vuota e incombente e Will non può restare un secondo di più o la lista dei danni da risarcire si allungherà di qualche pagina.
Così va nell’unico posto dove si è sempre sentito al sicuro.

At night I feel like a vampire
It’s not right
I just can’t give it up


Il tetto della scuola è un Disastro, con la maiuscola. Uno penserebbe che con tutti i supermarchingegni che spuntano da ogni armadio qualcosa per sistemare il tetto dovrebbe pur esserci, e invece no: la terrazza sopra la palestra, dove riceve i colpi più brutti dai ragazzi sballottati in giro durante Salva il Cittadino, è un labirinto di crepe sottili e mattonelle sconnesse.
Per Will è un paradiso.
Ha sempre amato starsene sul tetto, sin da quando era bambino. Appena era stato abbastanza alto da scavalcare il davanzale della finestra della cameretta era sgusciato fuori e si era arrampicato lassù. Ai suoi era venuto un infarto e suo padre stava già gridando al rapimento per vendetta quando l’avevano trovato. Dopo una ramanzina di quelle spettacolari - di cui dall’alto dei suoi quattro anni aveva capito ben poco - si erano calmati e avevano smesso di rimproverarlo quando, immancabilmente, saliva sul tetto. Sua madre perché era convinta che stare in alto fosse un segno precoce di propensione al volo; suo padre perché era convinto che arrampicarsi lungo la grondaia fosse un segno precoce di forza sovrumana.
In realtà gli piacevano solo la calma e la solitudine e guardare la luna di notte. Gli torna in mente una piccola Layla, con un maglioncino con i coniglietti e due piccoli codini, che una sera gli chiede, gli occhioni curiosi, se il suo potere sia essere un vampiro, apposta sta sempre sul tetto.
Gli viene da ridere, e visto che è da solo si lascia andare, e le risate lo scuotono finché non si ritrova a fissare il cielo con il fiato corto e un sorriso che di divertito ha ben poco.
Non si sta calmando per niente, è tutto così sbagliato. E per una volta si rende conto che starsene da solo ad aspettare un segno dall’alto non risolverà nulla, che lui questa situazione la deve risolvere, non può andare avanti così.
«Sei più calmo ora?»

I’ll try to get myself higher
Let’s go
We’re going to light it up


La luce che illumina ora la terrazza è arancione e rassicurante, anche se all’udire la voce del proprietario Will trattiene il fiato.
Sente i passi lenti e misurati sulla superficie traballante e dopo poco Warren gli è accanto, con una fiammella che gli danza tra le dita e l’espressione illeggibile. Cerca lo sguardo di Will, che però non ha il coraggio di alzare gli occhi, allora sbuffa e con un salto si siede sul muro del parapetto accanto a lui. La fiamma rischiara per un attimo lo strapiombo, getta le lunghe ombre dei loro piedi sul muro della scuola, poi si spegne e lascia di nuovo la luna a regnare incontrastata.
«Come mi hai trovato?» fa Will a mo’ di risposta.
Warren tace e Will vede appena i suoi capelli, ora liberi dalla coda, muoversi appena in un gesto del capo che conosce fin troppo bene. La scossa Will mi ha fatto un’altra domanda stupida, una mossa collaudata.
Le loro conversazioni sono sempre molto articolate, pensa Will con una punta di sarcasmo. D’altronde, lui è l’unico con cui Warren resti così a lungo in silenzio, senza aggiungere qualche commento al vetriolo o altro per alleggerire l’aria. È l’unico con cui Warren resti così a lungo di sua spontanea volontà e basta, in effetti. È l’unico di cui Warren cerchi la compagnia.
Decide che può farcela, in quel momento: decide che può essere una persona migliore. O almeno provarci. «Io, uh, scusa per prima.»
Warren annuisce brevemente.
«E mi dispiace di esser stato così un idiota anche con gli altri, credo che mi stiano insultando in questo preciso istante. Dovrei scusarmi anche con loro.»
«Figurati, hanno perdonato Penny» borbotta l’altro, incastrandosi le mani sotto le ginocchia. «Ma dovresti andare a dire che stai bene.»
«Lo sanno» dice perplesso. Per la miseria, è invulnerabile.
«No che non lo sanno» sbotta Warren. Azzarda un’occhiata verso Will, ma gli occhi dell’altro sono sempre cocciutamente puntati verso l’orizzonte. «Se tu prendi e te ne vai mezzo ubriaco sbattendo le porte, non lo sanno. Se tu hai problemi e ti tieni tutto dentro senza dir niente, non lo sanno.» Pausa. «Non lo sappiamo.»
Warren, come sempre, ha capito ogni cosa. È sempre stato una spanna più avanti di tutti loro, saggio e imperturbabile nella sua scontrosità. Un faro nella notte, e adesso Will deve ricordarsi di non ridere o è sicuro che verrebbe amichevolmente buttato di sotto.
Dio come lo invidia.
Finalmente lo guarda, incontra i suoi occhi seri e profondi, si perde negli zigomi affilati, nelle ombre dei capelli sulle guance, nella curva di quelle labbra piene, e c’è solo la luna a farlo risplendere, c’è la musica che arriva da lontano e sono soli e-

Tonight, we start the fire
Tonight, we break away


…è bellissimo.
Dio come lo vuole.
«Non ho sbattuto la porta» si sente dire stupidamente come da una distanza infinita. Si sveglia dalla sua trance e arrossisce, rendendosi conto che è stato a fissare la bocca di Warren per tutto questo tempo.
Warren fa un sorrisetto strano che gli fa attorcigliare lo stomaco. Che si sia accorto?
«Il pavimento ha tremato quando sei uscito.»
Will fa un verso offeso. «Okay, ma non ero ubriaco.»
Warren ride apertamente, e il bisogno di protendersi in avanti e bere quella risata è tanto che Will quasi cade all’indietro, nello sforzo di trattenersi. Dannazione, è sempre così con quello stupido Peace intorno. «Sì, certo.»
«Ah, vorrei ubriacarmi!» si lamenta. «Provaci tu con un corpo che fa rimbalzare l’alcol indietro.»
Warren libera una mano da sotto il ginocchio e gli dà un colpetto in fronte, mentre la risata si quieta. «Con tutto quel punch e il whisky non puoi essere a posto.»
«Non sono ubriaco» ripete.
Warren ha un lampo negli occhi ed ecco lo stesso sorrisetto di prima, e l’attenzione di Will è di nuovo calamitata, non può farci niente, è certo che Warren se ne accorgerà e- e poi Warren si lecca le labbra, lo guarda da dietro una cortina di capelli, allora forse, pensa Will, forse se ne è accorto e non gli dispiace.
«Dimostramelo» dice Warren, provocatorio, e a quel punto cos’altro potrebbe fare Will?
Si sporge in avanti e lo bacia.
Dura un battito di ciglia e già Will sta tornando indietro, sconvolto, combattuto tra la voglia di fuggire e la voglia di restare, ma Warren non lo ha incenerito ancora quindi magari, magari…
E adesso è Warren che si avvicina, piega la testa, le loro labbra si sfiorano ancora ed ecco, scatta la scintilla ed è come se scoppiasse un incendio, non sanno più chi geme nella bocca di chi, chi stringe le spalle e chi si aggrappa alla vita dell’altro, è una perfetta coreografia di sentimenti repressi e liberazione.
«E tu fai vedere così che sei sobrio?» soffia Warren quando si staccano, solleticandogli il mento con il respiro.
«E tu sei sicuro di essere sobrio?»
«Il mio corpo le brucia le tossine» risponde con un’alzata d’occhi al cielo. Al che Will si aspetta la scossa del capo, il solito cenno, invece si ritrova i polpastrelli di Warren che gli accarezzano le guance e i denti di Warren che affondano nel suo labbro e sì, gli va bene anche così, non c’è problema.

Break away from everybody
Break away from everything


Non c’è nessuno in quel momento, non c’è nulla, sono solo loro e il baratro sotto i loro piedi, e se Will sa di poter reggere entrambi quando scivoleranno dal tetto non è sicuro che saprà resistere a quest’altro baratro, fatto di mani bollenti e respiri spezzati che sanno di spezie e cannella.
Sente Warren che lo trascina per la camicia, sente i suoi pugni sulla stoffa che tirano e lo portano dalla parte sicura del muretto, ma è tutto insignificante, per lui ci sono solo i capelli di Warren che scorrono tra le sue dita come fuoco, il corpo solido che lo inchioda alla parete, la lingua sulla sua e le vertigini che gli fanno girare la testa.

If you can’t stand the way
This place is


Non c’è niente che si possa paragonare a questo, non i baci con Layla, meno che mai quelli con Gwen - nemmeno nelle sue fantasie, nelle sue speranze aveva immaginato qualcosa del genere, e da come le mani di Warren hanno trovato la loro strada sotto la sua camicia, e gli sfiorano i fianchi così calde che Will non sa neppure se siano davvero in fiamme e comunque non gli importa, può dedurre che per l’altro è lo stesso.
È quasi insopportabile tranne per la parte dov’è meraviglioso.
«Perché hai aspettato tanto» mormora Warren sul suo collo, intanto che morde bacia e succhia facendo scordare a Will come si parla.
Perché ha aspettato tanto? Ormai non lo sa più nemmeno lui.
«Perché sono scemo» sospira. «Probabilmente.»
«Sicuramente» lo corregge Warren. Ha le labbra rosse e bagnate e è colpa mia pensa Will, sente i fuochi d’artificio nello stomaco e lo stringe in un abbraccio mentre lo bacia ancora e ancora.
Con Layla si era sentito così leggero da volare, sospeso insieme a lei sopra la scuola.
Adesso è di nuovo sopra la scuola, ma ha i piedi ben saldi a terra con Warren che lo tiene ancorato stretto a sé, anche se non ce ne sarebbe bisogno - non potrebbe mai volare più alto di così.

Take yourself to higher places

Tags: !fanfiction, pair: layla/will, pair: warren/will, pg: warren, pg: will
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